CRITICA

I giudizi critici sul lavoro di Savinio variano selvaggiamente a seconda della fase presa in analisi e dal sentimento del suo recensore. Molte delle opere più elogiate oggi dalla critica di Savinio sono state, a loro tempo, opere disprezzate e incomprese. Ciò è dovuto ad un uso controverso da parte di Savinio del surrealismo e dal sincretismo con cui quest’artista ha avuto accesso ai più svariati mezzi di espressione creativa oggi l’opera di Savinio vive un’importante fase di riscoperta in cui viene esaltato il suo eccezionale linguaggio che, attraverso la metafora mitologia e i tratti favolistici, ci restituisce un’immagine estremamente attualizzante e pungente della nostra contemporaneità.

“…È prerogativa del genio sottrarsi alla competizione del vivere quotidiano. Questo il destino di alcuni fondamentali scienziati del ‘900, come Marconi o Einstein. Le loro menti brillantissime, affollate di balenanti allucinazioni e poi di vertiginose, lancinanti, profondissime ponderazioni, sempre al limite dell’impossibilità del riscontro oggettivo e scientifico, vagavano per strade immaginifiche, impraticabili e inesplorate, accarezzando il miraggio di gettare un ponte fra realtà e utopia. Così anche Andrea De Chirico, in arte Alberto Savinio, coltivò le sue più profonde inclinazioni artistiche di sensibilissimo compositore musicale e spumeggiante scrittore e, nel pieno della sua parabola espressiva e umana, di geniale pittore surrealista.
La realtà ispirò e stimolò Savinio che, attuando un processo di traslitterazione intellettuale di tipo metafisico, vi attinse, prendendo per sé tipi estetici idealizzati, scartati da una società in pieno declino morale e smarrimento ideologico che, negli anni Venti, piangeva ancora i morti e gli orrori della guerra, né aveva dimenticato i miti di successo e libertà della Belle Epoque, né l’aria dolciastra e irrespirabile delle fitte cortine di fumo che attraversavano gli scintillanti e artificiosi caffè concerto della Parigi di fine e inizio secolo.
Savinio, il cui primo latte erano stati i canti epici della mitologia greca, si considerava prima di tutto un narratore e così, apparentemente senza affrontare un vero e proprio noviziato, a ventisette anni iniziò a dipingere tutto ciò che aveva già in mente. La sua prosa onirica, velata di malinconia, era avvolta da sentimentalismi e nostalgie di epoche remote. Fu altare di gloria eterna che fu del divino Achille e degli eroi della Guerra di Troia e del Piave, affondando le radici nei moniti moralistici del patriottismo risorgimentale, riaffermati nel “ventennio” dalle filosofie fasciste.
Armò bestie come galli, lupi, licantropi, cervi, mostri marini e centauri, di una corporeità umana e di una spiritualità altera e divina e, per questo, soprannaturale. Questi animali, a metà fra uomini e dei, divennero i prototipi estetici del suo racconto leggendario, traboccante di intrepidi eroi che, con i piedi ben piantati fra prospettive surreali eppure intimissime di oscillanti mura domestiche, volgevano i torsi forti e i loro sguardi fieri, talvolta smarriti, al di fuori delle finestre metafisiche, poste in mezzo ai confini fra due universi concomitanti e inconciliabili che guardandosi evocavano l’ignoto.
I piani inclinati e mobili di quelle pareti affacciate sul mare fosco parevano pronti a cedere improvvisamente, in un baleno, al primo soffio di maestrale, a seppellire sotto un cumulo di macerie quel mondo inquieto e sensibile, eccitato da una immaginazione fantastica e struggente…”.

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Tiziano Panconi (2015)

Nel 1984 Pia Vivarelli,  donna forte e insieme ridente, determinata e schiva, sempre presente nelle circostanze cruciali per la nostra arte, pur essendo lei l’antitesi stessa del presenzialismo più inutile e vanesio corona i molti anni di studio dell’opera di Alberto Savinio, con la pubblicazione di un catalogo generale in cui scrive della poetica  pittorica saviniana:

La pittura di Savinio presenta immagini che, per la loro stessa seducente forza di suggestione pittorica, visualizzano sulla tela la perenne vitalità di una natura in continuo divenire, sintetizzando intere epoche geologiche o traferiscono i ricordi autobiografici del mito. Questa sua produzione a carattere fortemente evocativo, ricca di invenzioni iconografichesempre sorprendenti, è quella forse più nota dell’artista, fino ad identificarsi come sigla distintiva, con tutta la sua attività.

Il processo conoscitivo dell’arte non elude, però, l’osservazione anche del presente, che a Savinio appare in tutte le sue contraddizioni e nella sua generale irrazionalità: “conosco la mia epoca. Conosco la specie dei miei contemporanei. Giammai, io credo, il mondo ha vissuto un età così sorda e disumana come la nostra […] Corre intanto la pazzia e si sparge per le nazioni come una peste bianca”.

Gli unici consapevoli antidoti a questa disgregazione dell’ età moderna sono per Savinio l’ironia – quale atteggiamento distaccato, cosciente ed anche divertito dell’intellettuale moderno – e l’ambiguità dello stesso linguaggio artistico, quale riflesso della molteplicità di aspetti della vera realtà, ma anche dell’impossibilità novecentesca di indicare verità certe e defintive.

Elementi di disincanto e di insicurezza tutti contemporanei si insinuano quindi, attraverso l’ironia e l’ambiguità linguistica, persino nelle più strabilianti immagini fantastiche e mitiche del periodo francese dell’artista; ma il presente si visualizza anche come specifico soggetto di pittura, in una serie di opere dedicate ai ritratti, rari intorno al 1930 e assai frequenti, invece, negli anni Trenta e Quaranta. È una produzione, questa, meno nota nei suoi sviluppi intorno al 1950, quando la pittura saviniana apertamente denuncia l’impossibilità di sottrarsi a un giudizio diretto sul proprio tempo, giudizio che si affida a un realismo stlisticamente enfatizzato e che produce esiti figurativi nuovi, tra i più pessimisti dell’intero percorso dell’artista.

La complessiva produzione di Savinio si muove quindi tra mito, storia e reatà del presente; i modi diversi in cui si intrecciano queste tre coordinate complementari definiscono le fasi cronologicamente individuabili in tutto l’arco dell’attività artistica.

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Pia Vivarelli (1984)

Leonardo  Sciascia in Alberto Savinio, pittura e letteratura, scritto a due mani con lo storico dell’arte Giuliano Briganti nel 1979, attribuisce ad Alberto Savinio un superiore dilettantismo:

Dillettante nello scrivere, nel dipingere, nel far musica, nel pensare, nel vivere. Dilettante come Luciano di Samosata. Dilettante come Stendhal […] e lo stendhalismo di Savinio è il rifiuto della noia, il dilettarsi della vita, l’essere dilettanti.

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Leonardo Sascia (1979)

Nel corso della sua vita, fin da molto giovane, Savinio ha impressionato quasi all’unanimità i critici in ogni campo dell’arte in cui la sua creatività versatile lo avesse fatto cimentare.  Ammiratore della sua multiforme capacità di espressione artistica, Guillame Apollinaire arrivò ad accostare Savinio “aux génies multiformes de la Renaissance toscane”. A proposito del suo modo di suonare il pianoforte, Apollinare ci tramanda questa significativa impressione:

Sono rimasto sorpreso e disorientato; Savinio ha maltrattato il suo strumento, tanto che dopo ogni pezzo, la tastiera doveva essere sgomberata da trucioli e schegge. Prevedo che entro due anni avrà sventrato ogni pianoforte a Parigi. Savinio sarà poi libero di andare a distruggere ogni altro pianoforte dell’universo, e potrebbe essere un vera liberazione.

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Guillame Apollinaire (1914)

Il pensiero della critica in merito al corpus delle opere di Savinio si è concretizzato nel 1954, quando alla Biennale di Venezia viene creata una sala postuma dedicata esclusivamente all’ eredità artistica di Savinio.
Negli ultimi anni, le opere di Savinio hanno visto una sorta di rinascita. Questa rinascita postuma del lavoro di Savinio può essere in gran parte attribuita ad una crescente comprensione del surrealismo nella coscienza pubblica. È giusto dire che in molti modi Savinio fu antesignagno del proprio tempo cosa che gli costò non poche critiche sfavorevoli ed incomprensioni da parte dei propri contemporanei.

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